Numeri in lieve aumento non scacciano i fantasmi di una ripresa in carta di riso.
Dati alla mano, Pechino sorride insomma soltanto a metà.
A gelare il termometro degli entusiasmi cinesi sono soprattutto lo spettro di una bolla immobiliare e il timore che la moderata crescita registrata nel secondo trimestre sia dovuta più agli stimoli governativi, che a un consolidato trend economico.
Sempre più forte tra gli analisti, il tam tam di inquietudini arriva a farsi sentire anche nei palazzi di Stato.
“La situazione economica resta complessa – dicono dall’ufficio nazionale di statistica -. Sconteremo ancora a lungo gli aggiustamenti apportati al settore industriale. E anche il rallentamento economico continuerà a pesare”.
Il miglioramento dai minimi di aprile è stato appena di un decimo di punto. E la crescita del 7,5% fatta registrare dal PIL nel secondo trimestre non maschera il pronunciato calo rispetto ai due ultimi anni.
Il dato risponde alle aspettative annuali del governo, ma il dubbio è sulla fragilità delle fondamenta.
Gli interventi delle banche sul credito non sono bastati a rilanciare un settore immobiliare, che si avvia verso uno storico crollo.
E ora, al timore di una bolla, si aggiunge quello che per centrare i propri obiettivi, Pechino debba ricorrere a nuove misure di consolidamento.