Un presunto sistema di corruzione strutturato e rodato è al centro dell’inchiesta sugli appalti stradali che coinvolge la Fenice srl di Mirko Pellegrini, noto come “Mister Asfalto”. Secondo l’accusa, finanziamenti illeciti alla politica e tangenti a funzionari pubblici avrebbero garantito l’aggiudicazione dei lavori più remunerativi e il superamento dei collaudi. Nell’avviso di conclusione delle indagini si parla di versamenti in denaro, orologi di pregio e promesse di percentuali sugli appalti in cambio dell’omissione dei controlli. L’obiettivo sarebbe stato coprire irregolarità sulla qualità e sullo spessore dell’asfalto, con un sistema che avrebbe inciso direttamente sullo stato delle strade della Capitale. Secondo quanto ricostruito dalla procura di Roma, Mirko Pellegrino era protetto su due lati: sul politico, per cui è accusato di finanziamento illecito verso esponenti del Pd laziale, e su quello amministrativo. Sono, infatti, cinque i funzionari di enti pubblici indagati perché dietro compenso avrebbero chiuso uno o due occhi sui rifacimenti scadenti di Pellegrini.