«Speravo in un po' di autoironia. La canzone è ancora inedita. Volevo dire che anche una donna bellissima può sentirsi disperata e triste e nascondere l'infelicità con il trucco. A mio avviso c'è stata un'interpretazione erronea del testo, ma parlavo di me, del rapporto con me stessa e con la bellezza»: così Ditonellapiaga risponde alla diffida del concorso Miss Italia per «l'uso indebito» del marchio e «i danni di immagine» per la canzone da cui nasce il titolo dell'album `Miss Italia´.Nel mirino dei legali in particolare `i giudizi ritenuti lesivi della dignità e dell'onore del concorso e delle partecipanti".«Mi dispiace, non conosco `il legalese´. Se ne occuperanno gliavvocati», sottolinea Ditonellapiaga, che è in gara a Sanremocon la canzone ´Che fastidio!'.Il senso del disco, spiega, «è il rapporto con i canoni e con la perfezione». Visibilmente scossa, Ditonellapiaga aggiunge: «Mi dispiace che abbiano visto malizia, forse a causa della preoccupazione. Probabilmente non hanno la sensibilità per capire che parlo di me e non del concorso. Le ragazze chepartecipano a Miss Italia sono `disperate´ nel senso che stanno male ma - sottolinea la cantante, a proposito del contesto del brano - parla di me che vivo male la mia bellezza». In conclusione «nessuno ha insultato, non parlo male delconcorso» e «non ho detto che chi partecipa a Miss Italia è una sfigata», conclude.