Un gruppo di manifestanti ha circondato il pullman della nazionale femminile di calcio dell'Iran sulla Gold Coast, in Australia, al termine di una partita della Women's Asian Cup. Gli attivisti hanno scandito slogan come "Salvate le nostre ragazze!" e "Lasciatele andare!", in un clima di forte tensione.L'episodio giunge dopo le polemiche scoppiate durante il torneo. Nella partita d'esordio contro la Corea del Sud, le giocatrici iraniane non hanno cantato l'inno nazionale, un gesto interpretato da molti come dissenso verso la Repubblica islamica. La reazione da Teheran è stata durissima: il conduttore della tv di Stato, Mohammad Reza Shahbazi, ha bollato le atlete come "traditrici in tempo di guerra". Nelle successive sfide contro Australia e Filippine, però, l'inno è stato intonato regolarmente.La vicenda ha acceso i riflettori sulla sorte delle calciatrici al rientro in patria. Organizzazioni per i diritti umani, tra cui Amnesty International, avvertono di possibili minacce. L'attivista Zaki Haidari, intervistato dall'Afp, ha sottolineato che "alcune famiglie sono già sotto pressione" e che "non è chiaro quale punizione potrebbero subire" le atlete al ritorno.Appelli sono arrivati da figure di spicco: Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo scià, ha esortato Canberra a garantire sicurezza alla squadra; la scrittrice J.K. Rowling ha twittato: "Please, protect these young women". Cresce la pressione sul governo australiano, che non ha ancora indicato se valuterà richieste di asilo. La ministra degli Esteri Penny Wong ha ribadito che "l'Australia sta dalla parte del popolo iraniano".