Mi sono costruito una bellissima formazione, anzi una rosa perché c’è anche la panchina, e non sto parlando di fantacalcio. Non vi dico il denominatore comune dei giocatori che ho scelto, tanto lo indovinerete subito. Allora. Giochiamo col modulo 3-4-3. Donnarumma in porta. I tre difensori sono Romero, Marquinhos e Rudiger. Esterni di centrocampo Hakimi a destra e Calafiori a sinistra, in mezzo la coppia Tonali-Hjulmand. Davanti un tridente da sogno: Salah, Osimhen, Kvaratskhelia. Vi avevo promesso la panchina: Alisson, Vicario, Huijsen, Ruggeri, Singo, Torreira, Spence, Hauge, Rijnders, Icardi, Kolo Muani, Nico Gonzales, Chiesa. L’allenatore sceglietelo voi: preferite il genio visionario di Luis Enrique o l’anima guerriera del Cholo Simeone? Ci sarebbe pure una terza opzione, ma non credo che Igor Tudor raccoglierebbe molti consensi…Bella squadra, vero? Secondo me vincerebbe a mani basse lo scudetto, e presi nel loro prime - Salah per esempio è sceso rispetto alle sue stagioni migliori - riuscirebbero a competere anche in Champions, diciamo a livello quarti di finale. Bene, tutti i giocatori che ho citato appartengono ai 15 club che, assieme all’Atalanta, sono scesi in campo fra martedì e mercoledì per il turno d’andata degli ottavi di Champions League. Ciascuno di loro ha un passato in serie A, eccolo qui il denominatore comune. A Napoli nessuno dimenticherà mai lo scudetto portato da Osimhen e Kvara, ma fa impressione anche la legione di talenti passata per la Roma, da Marquinhos e Rudiger che Sabatini scoprì quand’erano ragazzini, a Momo Salah e Alisson che hanno fatto le fortune del Liverpool, a Calafiori il cui valore evidentemente non è stato capito. A Luis Enrique, che a Roma chiamavano Zichichi non in omaggio al grande fisico recentemente scomparso, ma per irriderne la complessità tattica ostentata. C’è Donnarumma che si batte per il titolo di miglior portiere del mondo e che dal Milan scappò, Tonali e Rijnders che sono stati invece monetizzati alla grande dal club rossonero, Hauge che oggi nel Bodo ci fa ammattire ma all’epoca di Milanello nessuno se lo filava. Ci sono campioni cui abbiamo detto addio con la lacrimuccia, Hakimi, ovviamente al netto della storiaccia giudiziaria di questi giorni che ha assicurato di poter chiarire. Altri che abbiamo lasciato andare esasperati dal gossip fuori campo, Icardi. Altri ancora che abbiamo provato a riprendere, da Hjulmand a Kolo Muani, senza riuscirci. Sono gli expat della serie A che dimostrano la capacità dei nostri talent-scout di scovare la qualità, degli allenatori di svilupparla e quasi sempre dei dirigenti di venderla. Manca, evidentemente, un sistema calcio complessivo che riesca a trattenerli come succedeva una volta. Banalmente, oltre un certo livello d’ingaggio non possiamo andare, e quindi siamo diventati un campionato di formazione.