C’è una generazione che non urla più: si anestetizza. Non solo con le sostanze, ma con relazioni tossiche, aspettative irraggiungibili, silenzi familiari. È il grande non detto dei ventenni di oggi, e forse per questo il luogo più rivoluzionario del cinema contemporaneo non è una piazza, ma uno studio di psicoterapia.
Strike – Figli di un’era sbagliata parte da qui, da un Ser.D., e lo fa senza paternalismi, senza sconti, ma soprattutto senza paura di guardare negli occhi il disagio. E nell’intervista al vodcast SediciNoni, realizzata durante la 43ª edizione del Torino Film Festival, Matilde Gioli insieme a Gabriele Berti, Giovanni Nasta e Diego Tricarico restituiscono esattamente questo: un’urgenza, prima ancora che un film.