La caduta di Mishima – Il samurai della parola
Il video racconta la vita e la spettacolare morte di Yukio Mishima, uno dei più grandi scrittori giapponesi del XX secolo, che il 25 novembre 1970 scioccò il mondo compiendo seppuku (suicidio rituale) dopo un fallito tentativo di colpo di Stato. Un documentario che esplora il rapporto tra arte, politica e morte, e la ricerca ossessiva di Mishima di un'ideale di bellezza virile e tradizionale in un Giappone che stava rapidamente diventando occidentale e materialista.
La narrazione segue la carriera letteraria di Mishima, pseudonimo di Kimitake Hiraoka. Scrittore prodigio, pubblica il suo primo romanzo a 16 anni. Diventa presto famoso in Giappone e poi nel mondo, candidato più volte al premio Nobel (che andò nel 1968 al suo amico-rivale Yasunari Kawabata). Le sue opere esplorano ossessivamente i temi della morte, della bellezza, della decadenza dell'aristocrazia guerriera e del desiderio omoerotico, spesso represso nella società giapponese.
Il documentario esplora la trasformazione di Mishima da scrittore esteta a attivista politico. Negli anni '60, Mishima fonda una milizia privata di estrema destra, la Tatenokai ("Società dello Scudo"), composta da giovani studenti devoti al codice del bushidō (la via del guerriero). Il suo obiettivo: restaurare il potere dell'Imperatore, abolire la costituzione pacifista imposta dagli americani dopo la Seconda Guerra Mondiale, e riarmare il Giappone per difendere la propria identità culturale minacciata dalla modernità.
Il capitolo finale, e quello più drammatico, è la ricostruzione della "caduta" di Mishima. La mattina del 25 novembre 1970, con quattro membri del Tatenokai, Mishima prende d'assalto la base militare di Ichigaya, sede del Ministero della Difesa giapponese. Lege un manifesto con le sue richieste, chiedendo ai soldati di sollevarsi per restaurare l'Imperatore. Quando i soldati lo deridono, Mishima si ritira in un ufficio e, secondo il rituale del seppuku, si squarcia l'addome con una spada corta. Il suo assistente, Masakatsu Morita, tenta di decapitarlo (il "kaishakunin", che deve dare il colpo di grazia al condannato), ma fallisce dopo diversi tentativi, e un altro membro del gruppo, Hiroyasu Koga, completa l'operazione. Morita a sua volta si toglie la vita.
Attraverso interviste a biografi, critici letterari, storici dei movimenti di estrema destra giapponesi, e a testimoni dell'epoca (ancora vivi all'epoca delle riprese), il video esplora il senso profondo di questo gesto estremo. Mishima non era folle: era un artista che aveva fatto della morte l'opera d'arte totale. Aveva pianificato il suo suicidio per anni, scrivendone in romanzi come "Il sapore della gloria" e "Confessioni di una maschera". La sua "caduta" non fu un atto di disperazione, ma una performance politica e poetica, un tentativo di rendere la sua vita e la sua morte coerenti con l'ideale estetico che aveva sempre perseguito: la bellezza del guerriero che muore per ciò in cui cred