Vincere uno scudetto con tre giornate d’anticipo, come ha fatto ieri l’Inter battendo il Parma, annulla ogni discussione non solo su quale sia stata la squadra più brava da agosto a maggio, ma anche su quale fosse in partenza la squadra più forte. È una distinzione, quella brava/forte, che negli ultimi anni abbiamo sentito spesso, per esempio la scorsa stagione quando la stessa Inter venne accusata - soprattutto dai suoi tifosi - di aver dilapidato la propria superiorità in campionato per l’ambizione di inseguire anche la Champions. Detto che, per come la vedo io, i grandi club devono avere l’ambizione nel dna, e quindi non ritengo che l’Inter l’anno scorso abbia sbagliato, è vero che il Napoli fu bravissimo a sfruttare l’occasione tagliando per primo il traguardo all’ultima giornata. Da quello sprint infelice è nata comunque la prima stagione di Cristian Chivu sulla panchina nerazzurra, e questo scudetto numero 21, bello come una rivincita e solido come una costruzione piano dopo piano. Dopo le prime 12 partite l’Inter era quarta in classifica a tre punti dalla capolista Roma, e aveva perso quattro volte: da allora, nei successivi 23 turni che sono serviti per raggiungere la certezza aritmetica dello scudetto, l’Inter ha raccolto 58 punti, tredici in più di Napoli e Juve, sedici di Milan e Atalanta. Se adesso ci voltiamo a giudicarla, quella che abbiamo raccontato da dicembre in poi è stata una marcia trionfale, conclusa a braccia alzate. L’ha firmata Chivu, quasi un debuttante, complimenti sinceri a lui.Uno scudetto con tre turni d’anticipo è anche un esplicito atto d’accusa alle avversarie, incapaci di rispondere allo strappo dell’Inter e tuttora impegnate in una lotta per gli altri tre posti nella prossima Champions League che - come Chivu ha sottolineato con sarcasmo - sono ben presto diventati l’obiettivo sbandierato per definire proficua la stagione. Il pareggio di Como permette al Napoli di considerare il traguardo vicino, e questo finale di campionato con l’intera rosa o quasi a disposizione si sta rivelando molto istruttiva per Conte, sempre ammesso che il famoso colloquio con De Laurentiis produca un’altra fumata bianca. Sotto il Napoli, Roma-Fiorentina di questa sera è diventata una gara importantissima perché Gasperini ha la chance di incendiare la volata finale issandosi a un punto solo dalla Juve e tre dal Milan. Non c’è dubbio che il pari casalingo contro il Verona già retrocesso, ma lodevolmente combattivo, contenga per la Juve qualche circostanza non fortunata: ugualmente, maggio è un mese in cui gli alibi non reggono più. E il calendario che sembrava buono ha già rivelato una trappola. Grazie all’inatteso pari di Torino il Milan è sopravvissuto al duro k.o. di Sassuolo, mantenendo il terzo posto, ma ormai è evidente che la squadra si sta sciogliendo fra le mani di Allegri, cui non rimane che la strategia del mantenere la calma e contare i minuti che mancano alla fine del torneo. Il Milan non sta più in piedi, ha segnato un solo gol nelle ultime cinque partite, i suoi attaccanti non vanno a bersaglio da due mesi e un infortunio ha fatto svanire il magistero di Modric. Stasera la Roma può diventare un incubo.