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2026-05-14 0 Dailymotion

Colpi letali alla casa di cura di Sagamihara – La strage che ha sconvolto il Giappone

Nel cuore della notte del 26 luglio 2016, l’incubo si è abbattuto sulla struttura per disabili Tsukui Yamayuri En a Sagamihara, a pochi chilometri da Tokyo. Mentre i pazienti dormivano, Satoshi Uematsu, un ex dipendente del centro, armato di un coltello e con un martello, ha forzato una finestra, legato la guardia di sicurezza e, di stanza in stanza, ha pugnalato a morte 19 vittime, di età compresa tra i 19 e i 70 anni, ferendone altre 26.

Poche ore dopo si è presentato spontaneamente in un commissariato: «Volevo liberare il mondo dai disabili». Il suo gesto estremo non è stato improvviso. Già in febbraio aveva consegnato al Parlamento una lettera delirante in cui invocava l’eutanasia di massa e chiedeva di poter uccidere 470 persone, offrendosi di farlo per «rivitalizzare l’economia e prevenire la terza guerra mondiale». Nonostante fosse stato ricoverato per due settimane in un ospedale psichiatrico, ne era uscito a marzo con un giudizio di salute migliorata.

Il documentario segue l’iter giudiziario culminato nel marzo 2020 con la condanna a morte per impiccagione. La difesa aveva puntato sull’infermità mentale indotta dall’abuso di marijuana, ma il tribunale ha ritenuto Uematsu pienamente capace di intendere e di volere, in grado di pianificare ogni dettaglio della carneficina con lucidità.

L’inchiesta esplora le radici aberranti del massacro: l’ideologia eugenetica sottesa alla violenza, il sistema giapponese che ha fallito nel trattenere un soggetto dichiaratamente pericoloso e l’impatto su una società dove i disabili vivono già spesso nell’ombra e nello stigma. Attraverso interviste a familiari delle vittime, esperti di psichiatria forense e testimoni che avevano incrociato Uematsu nei suoi tragici presagi, il video ricostruisce i momenti della strage e le domande che ancora oggi il Giappone si pone: come ha fatto un ex impiegato noto per quelle idee a rientrare indisturbato nel luogo dove lavorava e a uccidere nel sonno chi avrebbe dovuto proteggere? E come si può prevenire la prossima furia omicida quando la legge non sa intercettare le minacce letterali?

Un racconto che intreccia cronaca, psicopatologia e responsabilità sociali, e che non dimentica il volto di ogni singola vittima – un grido per non abbassare mai la guardia davanti all’odio mascherato da ragione.