C’è un Fabio Balsamo che fa ridere due milioni e mezzo di follower con i The Jackal. E poi ce n’è un altro, più nascosto, che racconta la malattia, la vulnerabilità , l’accettazione di non essere il migliore. È questo il cuore di Non è quello che ci aspettavamo (Cairo), il libro presentato allo Spazio Corriere del Salone del Libro di Torino. «L’ironia è ciò che mi ha aiutato a superare la sofferenza», confida. Nel dialogo con Alessandro Chetta di Corriere Torino, Balsamo smonta con naturalezza due estremi opposti: l’auto-disprezzo compulsivo e la retorica motivazionale da social. «Non sopporto chi si odia a prescindere e non si accetta - dice -. Ma non sopporto neanche quei video che ti dicono che ti devi piacere. Ma chi è che ama i propri difetti? Solo quelli che i difetti non ce li hanno». Il suo accento napoletano rende tutto più affilato, soprattutto quando prende di mira la pubblicità perfetta. «È facile accettarsi così. Come negli spot dello shampoo: usa questo prodotto e avrai capelli perfetti. E chi li fa gli spot? La modella con i capelli perfetti», scherza. Poi l’affondo che fa ridere (e annuire) il pubblico: «Fammi vedere come viene lo shampoo su mia zia che frigge con l’olio. Fammi vedere quanto sono lisci e perfetti».