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Divorzio all'italiana #2.tempo-Festival di Cannes 1962, vinse il premio come miglior commedia

2026-05-21 24 Dailymotion

Divorzio all'italiana è un film italiano del 1961 diretto da Pietro Germi. Presentato in concorso al Festival di Cannes 1962, vinse il premio come miglior commedia[1], e ottenne anche tre candidature all'Oscar vincendo la statuetta per la miglior sceneggiatura originale.

Considerato come uno dei film più rappresentativi del genere della commedia all'italiana, costituisce una trilogia sulla società italiana e i suoi costumi insieme a Sedotta e abbandonata (1964) e Signore & signori (1966) con il quale fa parte della lista 100 film italiani da salvare[2][3].
Trama

Nella città siciliana di Agramonte vive il barone Ferdinando Cefalù, detto Fefè. L'uomo è coniugato da dodici anni con l'assillante Rosalia, una donna ardente d'amore per lui, ma per la quale ha perso ogni attrazione. Nel frattempo si è innamorato della propria cugina, la sedicenne Angela: la legge italiana non ammette ancora il divorzio, ma è invece previsto ancora il delitto d'onore, un caso di omicidio punito con una pena più mite e molto frequente in Sicilia[4]. Fefè tenta allora disperatamente di trovare alla moglie un amante, per poterli sorprendere insieme, ucciderli, usufruire del beneficio del motivo d'onore e, una volta scontata la lieve pena, sposare finalmente l'amata.

Non ci riesce, ma la sorte gli viene incontro.

In seguito a un litigio con il marito, Rosalia, sentendosi abbandonata, cerca conforto in Carmelo Patanè, un suo vecchio spasimante creduto morto in guerra e poi tornato. Fefè, venuto a sapere della vecchia relazione, favorisce gli incontri e spia i potenziali adulteri, finché un giorno scopre che si sono finalmente dati appuntamento per l'indomani, in occasione dell'arrivo in città del film La dolce vita, che richiama al cinema l'intero paese. Il barone va al cinema, ma nel mezzo della proiezione rincasa, allo scopo di sorprendere gli amanti. Costoro, però, anziché consumare il tradimento, si danno alla fuga.

Venuta a mancare la flagranza, che avrebbe potuto giustificare lo stato d'ira richiesto dalla norma sul delitto d'onore, Fefè si finge malato e incapace di reagire. Si attira così il disprezzo di tutti i concittadini, intenzionalmente, per creare condizioni di disonore sufficienti a giustificare comunque il suo impulsivo gesto.
Marcello Mastroianni e Stefania Sandrelli in una scena

Nel frattempo lo zio di Ferdinando, Calogero, padre di Angela, muore d'infarto scoprendo casualmente la tresca della figlia con il nipote: al funerale fa la sua apparizione anche Immacolata, moglie di Patanè, che umilia pubblicamente Ferdinando, sputandogli in faccia.

Grazie a don Ciccio Matara, boss locale, il barone viene a conoscenza del luogo dove sono nascosti i fuggiaschi. Giunto sul posto, trova invece soltanto Immacolata, che ha già vendicato il suo onore uccidendo il marito Patanè. A lui non "resta" allora che fare altrettanto con Rosalia.