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Mara Maionchi senza freni su Sal Da Vinci: «"Per sempre sì"? Due cog***i»

2026-05-25 675 Dailymotion

Quando Mara Maionchi decide di analizzare lo stato di salute della musica italiana, lo fa eliminando qualsiasi filtro diplomatico. La sua lunga esperienza nella discografia le permette di esprimere giudizi che, seppur taglienti, fotografano spesso una realtà condivisa da molti. Durante una recente intervista rilasciata al De Core Podcast, la produttrice ha offerto una panoramica lucidissima sulle tendenze attuali, partendo dal recente exploit di Sal Da Vinci, trionfatore a Sanremo e protagonista all'Eurovision con il brano Per sempre sì.

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Mara Maionchi, la stroncatura ironica di Per sempre sì
Pur avendo previsto la vittoria del cantante partenopeo all'Ariston a causa di una concorrenza definita non all'altezza («Non è che a Sanremo ci fossero i Beatles, eh...»), Maionchi non ha nascosto la sua personale insofferenza verso le sonorità troppo classiche. Ha ammesso di aver apprezzato la precisione dell'esecuzione, ma ha stroncato il pezzo con una delle sue tipiche espressioni colorite: «Per sempre sì... due cog***i».

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Il fulcro del suo discorso si lega a una profonda avversione per il conservatorismo musicale. Pur riconoscendo l'immensa storia della tradizione napoletana, la produttrice preferisce l'avanguardia: «Io non amo la canzone tradizionale. Cioè, a Napoli hanno fatto delle robe meravigliose. Sal Da Vinci ha fatto una canzone tradizionale, a Sanremo c’erano delle cose carine, non sufficienti». Verso Sal Da Vinci mantiene comunque una profonda stima professionale: «È una persona perbene. Ha sempre fatto il suo lavoro, per cui perché no?».

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Critica al rap e all'autotune
Il giudizio si è poi allargato all'intero scenario della musica contemporanea, focalizzandosi in particolare sull'abuso della tecnologia in studio di registrazione. Maionchi ha confessato di provare un vero e proprio fastidio fisico nei confronti dell'autotune, rivendicando l'importanza del talento vocale naturale e della realtà interpretativa. Secondo la sua visione, chi sceglie di cantare deve possedere le capacità oggettive per farlo, senza ricorrere a correzioni artificiali che standardizzano il suono.

Anche il genere rap è stato oggetto di una riflessione critica. Per la discografica, questo stile permette anche a chi non possiede una tecnica vocale eccelsa di esprimersi, a patto che i testi veicolino messaggi intelligenti: «Toglie un grande impegno a chi vuole farlo: anche se non sai cantare, pazienza. Basta che racconti delle cose intelligenti. Se dici pure delle str…e no, quello che mi sembra troppo».

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I talenti di Mara Maionchi
A fare da contrasto alla mediocrità odierna sono i ricordi legati ai grandi artisti che ha scoperto e accompagnato verso il successo. Maionchi ha rievocato con affetto la figura rivoluzionaria di Gianna Nannini, una forza della natura che ha saputo imporsi per la sua straordinaria capacità comunicativa. Spazio anche al ricordo di Mango, descritto come un interprete immenso dal carattere schivo, e di Tiziano Ferro, di cui ha seguito l'evoluzione fino all'esplosione della popolarità, ammettendo l'orgoglio tipicamente umano di aver avuto intuizione e ragione fin dal primo ascolto. Il modello insuperabile resta infine Lucio Battisti, il primo a scardinare le regole del bel canto tradizionale grazie a un'intelligenza artistica fuori dal comune.