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L'occhio che uccide - 1960 - Michael Powell - ITA

2026-05-30 30 Dailymotion

Marc, fotografo e tecnico delle luci di Londra, è in realtà uno psicopatico: abborda donne per la strada, le porta nel suo laboratorio e qui, con una cinepresa nel cui cavalletto è nascosta una lama, ne filma la morte. L'incontro con Helen, un'inquilina del suo palazzo, gli fa conoscere l'amore e per un po' lo distoglie dalla sua ossessione. La madre della ragazza, una donna cieca, intuisce però che Marc potrebbe essere legato agli omicidi e spinge la figlia a introdursi nel suo laboratorio, dove qui viene rivenuto il filmato dell'ultimo omicidio. Sorpreso, Marc confessa e racconta dei suoi traumi infantili, quando il padre psicologo testava la sua resistenza alla paura e filmava le sue reazioni. Per Marc è l'agognata liberazione, prima di un gesto estremo e definitivo.

Torna in versione restaurata il capolavoro del 1960 di Michael Powell, all'epoca dell'uscita bistrattato dalla stampa inglese e all'origine dell'oblio in cui per una decina d'anni cadde il nome del regista.

Fu solo all'inizio degli anni '70, infatti, e all'adorazione delle nuove leve di registi americani del tempo (Martin Scorsese su tutti, ma anche Coppola), che il film venne riscoperto e rivalutato insieme all'opera complessiva di Michael Powell e del suo amico e collaboratore Emeric Pressburger, col quale aveva firmato alcuni dei più grandi film del cinema britannico degli anni '40 e '50.

Conosciuti come "The Archers", dal nome della loro casa di produzione, Powell e Pressburger oggi sono considerati tra i maestri del cinema europeo, inarrivabili nell'uso del colore (Powell lo usò per la prima volta nel 1940 per Ladro di Bagdad e in coppia col collega nel '43 per Duello a Berlino) e per la capacità di adattare il loro cinema fantasmagorico e strabiliante a vicende sospese sul filo del dramma e della commedia (Un racconto di Canterbury, So dove vado), dell'incontro fra storia individuale e collettiva (Duello a Berlino), della tragedia e della fantasia spirituale (Scala al Paradiso), del teatro e della trasposizione operistica (I racconti di Hoffman), dell'ossessione artistica e di quella religiosa (Narciso nero, Scarpette rosse).

Quando però Powell gira L'occhio che uccide (titolo italiano per l'originale Peeping Tom, che è l'espressione inglese per "guardone") lavora ormai solo e fa di questo suo film liberissimo il suo lavoro più intimo e personale. Come ha detto Martin Scorsese, che ha raccontato il suo rapporto personale con Powell e il suo amore per i film degli Archers nel documentario Made in England: i film di Powell e Pressburger, «la cosa più inquietante del film è che il protagonista viene rappresentato con empatia, come un uomo timido e tormentato. Un uomo che si sente appagato solo nelle immagini che crea, realizzate con la distruzione altrui. Il film è disturbante e trasgressivo, ma anche molto commovente, perché alla base chiede al pubblico di provare una pietà radicale per un pazzo e un assassino».