Anthony Miller è un attore in difficoltà per svariati motivi: di recente è diventato vedovo, ha un trascorso di dipendenze varie e la sua carriera è in declino. Ha anche un problematico rapporto con la figlia adolescente Lee, espulsa da scuola per il carattere ribelle. Anthony accetta di subentrare a un attore misteriosamente defunto rilevandone il ruolo da protagonista di un film horror di genere esorcistico, ma ben presto le cose sul set prendono una piega strana e terrificante. Anthony, in particolare, comincia a comportarsi in modo inquietante tanto da preoccupare sia la figlia, che lo assiste sul set, sia il vero prete che funge da consulente al film.
Il gioco del film nel film è tra i più frequenti nel cinema e consente, oltre a mostrare le meccaniche realizzative magari ironizzandoci sopra come in questo caso, una riflessione tra i reciproci influssi tra finzione e realtà, dove l'immedesimazione e l'interpretazione possono giocare brutti scherzi.
Russell Crowe ha di recente interpretato il personaggio del titolo nello squinternato (ma divertente) L'esorcista del papa per cui il rivederlo qui come attore in difficoltà, proprio nel ruolo di un esorcista in un horror, sembra più che appropriato (benché in realtà questo film sia stato girato alla fine del 2019, quindi ben prima de L'esorcista del papa e venga distribuito solo adesso con grave ritardo).
Il film procede un po' a strappi: dopo un preambolo brillante che sfrutta a dovere l'aspetto metacinematografico, si impantana un po' nelle dinamiche psicologiche, in particolare tra il protagonista e la figlia, con qualche tempo morto e qualche lungaggine, trovando di tanto in tanto spunti interessanti (e qualche jump scare per tener desto lo spettatore) sino a vivacizzarsi in una parte finale tonitrusnte, ma un po' banale, che dà comunque un senso al titolo. Più che rispettare la formula dell'horror moderno, il film punta ad approfondire la psicologia dell'attore, le difficoltà che trova nella vita reale e nei rapporti personali. Insomma, come dice il regista del film nel film, è un film drammatico travestito da horror. Niente di male se non fosse che tutto resta superficiale e sostanzialmente irrisolto. L'idea di partenza infatti aveva del potenziale che non viene sfruttato a dovere perché il film non approfondisce alcuno degli spunti interessanti che propone e si sfilaccia in un fluire narrativo faticoso e poco avvincente, lasciando comunque spazio ogni tanto a qualche divertente notazione ironica sul mondo del cinema.