C'è una cosa che le migliori storie d'amore hanno in comune: il dolore. Jack che affonda nell'oceano ghiacciato mentre Rose lo guarda andare. Noah che legge ad Allie le pagine del loro diario, sapendo che lei non lo riconoscerà. Gatsby che muore in piscina aspettando una telefonata che non arriverà mai. Messaggi per Isabelle è una rom-com che sviluppa la sua trama partendo dalla sofferenza di Jill, una giovane pasticcera che sta cercando di riprendersi dopo la perdita della sorella Isabelle.
Il film diretto da Leah McKendrick, tra i più visti su Netflix, deve una parte del suo successo al realismo, alla sua umanità e volontà di non voler raccontare una favola. Leggerezza, ironia, profondità e dolore. Una componente a volte snobbata dalle rom-com, ma con un grande potere: toccare nel profondo le persone e farle immedesimare. L'obiettivo di Messaggi per Isabelle non è incantare, ma scuotere.
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La trama di Messaggi per Isabelle su Netflix
«In questa vita non tutti partono con delle belle carte in mano. Izzy le aveva pessime, eppure non si è mai lamentata». Ogni giorno Jill chiama il vecchio numero di sua sorella, morta per fibrosi cistica, e lascia messaggi vocali. Le racconta la sua giornata caotica, i fallimenti sul lavoro, le frustrazioni, i pensieri notturni. Come se Izzy potesse ancora rispondere. Come se quel numero di telefono potesse tenerla ancora in vita. Quello che Jill non sa è che il numero è stato riassegnato. Dall'altra parte della linea c'è Wes, agente immobiliare di Austin, che un giorno inizia ad ascoltare quei messaggi e non riesce più a smettere. Conosce la sua vita più intima prima ancora di sapere il suo nome. E piano piano se ne innamora.
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La vera storia d'amore non è quella tra Jill e Wes
Eccolo, il punto più interessante di tutto il film. La storia d'amore al centro di Messaggi per Isabelle non è quella tra Jill e Wes. È quella tra Jill e sua sorella Isabelle. È lì che batte il cuore del film, nei messaggi vocali che Jill usa per affrontare il suo lutto. Wes fa parte di questo processo. È grazie a lui che Jill impara ad andare avanti. Ma è Isabelle il motore di tutto. Il film racconta la storia d'amore tra due sorelle, legate in modo indissolubile anche oltre la morte. Questo sentimento cambia forma ma non intensità, si confronta con il dolore e genera un cambiamento. Jill prende in mano la sua vita, si mette alla prova, prende coscienza di sé e di ciò che merita. La prova definitiva che il dolore non è un ostacolo per l'amore, ma una sua componente essenziale.
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Il telefono come strumento per elaborare il lutto
Un tema interessante e molto attuale è l'uso del telefono come strumento per elaborare il lutto. Dentro il suo iPhone, Jill conserva gli audio della sorella, li riascolta e in qualche modo si sente ancora vicina a lei. Quando un aggiornamento del telefono cancella per sbaglio quei messaggi vocali, Jill vive una seconda volta il lutto. La domanda che sorge spontanea è: questo modo di usare la tecnologia è sano? Foto, note vocali, conversazioni, teniamo tutto, perché tutto è una traccia di qualcuno che amiamo. Ma aggrapparsi a questo "archivio emotivo e immortale" serve davvero a stare meglio?
Il film non dà una risposta esplicita, il mondo stesso sembra non avere ancora capito. Esistono già app a pagamento per creare avatar virtuali delle persone morte, cose alla Black Mirror che sembrano fantascienza ma non lo sono più. In ogni caso, nella scena finale, Jill fa una scelta: chiama ancora sua sorella e questa volta le dice che sarà l'ultima. Forse ha capito che è ora di lasciarla andare. Non per dimenticarla, ma per portarla avanti in modo diverso.