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Orti Barbarossa - Via dei Corsi - montaggio su video di Fabio Cappelli - giugno 2026

2026-07-02 6 Dailymotion

Giugno 2050, il pianeta è sconvolto, non ci sono più alberi che producano ossigeno e catturino la pericolosa anidride carbonica.
Nel corso del XX secolo furono istituiti vasti parchi pubblici, a difesa del patrimonio naturale, storico, archeologico, culturale, faunistico.
Ma la sete di profitto, accompagnata da una fortissima narrazione mediatica, fece costruire sinergie tra istituzioni e società private.
Fu l'inizio della fine.
L'aria fresca estiva che notoriamente allietava le popolazioni dei Castelli Romani e chi raggiungeva questa storica zona a sud di Roma, finì per estinguersi. Così come le specie animali e vegetali.
Soppressi da ruspe, bilici, tir e dalle azioni degli uffici che continuavano a dare i permessi per il disboscamento.
Le aree boschive, rase al suolo, non più protette dalle chiome degli alberi, divennero dei veri e propri deserti.
Le falde idriche, già sofferenti, aumentarno la velocità di svuotamento. L'acqua che cadeva con le piogge ormai era del tutto insufficiente a coprire il disavanzo idrico dovuto alle cementificazioni edilizie che saldarono fisicamente i Castelli Romani alla periferia della Capitale. Il tutto veniva giustificato con varianti ai piani regolatori comunali: "sviluppo", "investimenti", "lavoro", "soldi".
I laghi di Albano e Nemi divennero in poco tempo delle pozze, grazie anche ai prelievi di ACEA che, nel frattempo, aveva già progettato l'aumento dello sfruttamento delle fonti dell'Aniene e del Velino.
Molta gente iniziò a lottare e questo futuro apocalittico può essere ancora fermato