Come ritrovare la strada quando ci sentiamo perdute. Ci sono momenti in cui non sappiamo più dove stiamo andando. A volte la perdita della strada avviene in silenzio, quasi senza che ce ne accorgiamo. Continuiamo a fare le cose di sempre, rispondiamo ai messaggi, lavoriamo, ci occupiamo degli altri, attraversiamo le giornate con una certa efficienza, eppure, dentro, qualcosa non ci segue più. È come se una parte di noi fosse rimasta indietro.
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Come ritrovare la strada quando ci sentiamo perdute
Ci sentiamo perdute quando la vita che conduciamo non coincide più con la vita che ci chiama. Quando ciò che facciamo non è più nutrito da ciò che siamo. Quando le scelte che un tempo ci sembravano giuste diventano strette, opache, prive di respiro. A volte tutto ciò è un richiamo. Il problema è che spesso interpretiamo lo smarrimento come un errore. Pensiamo di doverci correggere, rimettere subito in ordine, tornare produttive, lucide, forti, capaci. Ma ci sono smarrimenti che non vanno risolti troppo in fretta, vanno ascoltati. Perdere la strada, a volte, è il modo in cui l’anima ci impedisce di continuare su un cammino che non ci appartiene più.
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Non cercare subito una soluzione
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La prima cosa da fare, quando ci sentiamo perdute, non è cercare immediatamente una soluzione. È fermarsi. Non un fermarsi passivo, rassegnato, ma un arresto sacro, necessario. Come quando nel bosco ci accorgiamo di non riconoscere più il sentiero: se continuiamo a correre, rischiamo di allontanarci ancora di più. Se invece ci fermiamo, cominciamo a sentire. Sentire il respiro, il corpo, sentire dove la vita si è contratta e dove, invece, pulsa ancora.
Nel mio libro Risveglia la tua mente parlo proprio di questo ritorno alla presenza: non come tecnica per diventare più performanti, ma come via per abitare di nuovo la nostra esperienza. La mente risvegliata non è una mente che controlla tutto, è una mente che vede, che riconosce, che smette di fuggire da ciò che accade e comincia a entrare in relazione con la vita, così com’è.
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La vita ci parla sempre
Non sempre la risposta arriva sotto forma di ragionamento. A volte arriva come un’immagine, un ricordo, un animale visto per caso, una frase ascoltata in treno, un sogno, un incontro inatteso. La vita parla continuamente, ma noi abbiamo imparato ad ascoltare solo ciò che è logico, utile, spiegabile.
Eppure, quando siamo perdute, non è la logica a salvarci. La logica può organizzare il viaggio, ma non sempre sa indicare la direzione. La direzione nasce da un ascolto più profondo, da un’intimità con le cose, da una capacità di cogliere il simbolo nascosto negli eventi. Per questo dovremmo smettere di chiederci soltanto: «Cosa devo fare?» e cominciare a domandarci: «Che cosa mi sta chiamando attraverso questo smarrimento?».