La qualificazione della Francia alle semifinali del Mondiale porta due firme, quelle di Kylian Mbappé e Ousmane Dembelé, e sono nomi molto significativi per diversi motivi. Cominciamo col dire che si tratta del Pallone d’oro in carica, Dembelé, e del più probabile dei suoi successori: è davvero un’anomalia che a 27 anni Mbappé non abbia ancora vinto il più prestigioso dei trofei individuali, e tutto lascia pensare che nel 2026 colmerà questa lacuna. I loro gol hanno stappato e poi immediatamente chiuso il quarto contro il Marocco: è finita 2-0 come quattro anni fa in semifinale, il che conferma due cose. La prima è la bontà dei maghrebini, ormai clienti fissi delle fasi finali di un Mondiale. La seconda è che la Francia resta per loro un ostacolo invalicabile, e siccome lo sanno, i marocchini snaturano il loro bel gioco di fraseggio e affondi per rintanarsi in area di rigore cercando di far passare il tempo e resistere in attesa di una chance. Ma snaturare il proprio gioco non è mai una buona idea, se non per specifici segmenti di partita perché lo impongono le circostanze. Ieri sera il match ha avuto uno svolgimento chiaro e ineluttabile, una semplice attesa del minuto e del modo in cui la Francia avrebbe scardinato la difesa marocchina. È successo dopo un’ora, e come si diceva nel giro di 6 minuti la distanza era incolmabile, ma sarebbe potuto accadere già nel primo tempo se Bounou non avesse parato un rigore a Mbappé. Col senno di poi sarebbe convenuto al Marocco andare sotto lì, perché avrebbe avuto due terzi di partita per riorganizzarsi e provare a replicare. Ma sarebbe cambiato poco: la distanza fra le due nazionali è netta.Mbappé e Dembelé sono due killer significativi anche per un altro motivo, e questo attiene alla storia. La Francia ormai è a una partita dal traguardo delle tre finali mondiali consecutive, quella vinta nel 2018, quella persa ai rigori nel 2022, questa vicina del 2026 se martedì prossimo vincerà la semifinale contro la Spagna o il Belgio. Lo sapremo stasera.Tre finali mondiali consecutive abbracciano un arco temporale di almeno dieci anni, considerando le qualificazioni al primo dei tre tornei, e descrivono un ciclo leggendario se è vero che in quasi cent’anni di Mondiali - la ricorrenza è nel 2030 - ci sono riuscite soltanto due nazionali: la Germania degli anni 80 e il Brasile del decennio seguente. La Germania perse da noi nell’82 e dall’Argentina nell’86, ma si prese la rivincita proprio su Maradona a Italia 90. Il Brasile batté proprio noi nel ‘94, perse dalla Francia nel ‘98 e rivinse contro la Germania nel 2002. Ecco, così vicina a un simile traguardo, la Francia viene trascinata da Mbappé e Dembelé che, assieme al compagno Lucas Hernandez e al c.t. Didier Deschamps, sono i superstiti del 2018. I principali artefici del ciclo. Quelli che delle 20 partite di questi tre Mondiali ne hanno vinte 17, pareggiate 2 e persa soltanto una, ininfluente perché a girone ormai vinto, contro la Tunisia quattro anni fa. La finale con l’Argentina finì infatti 3-3 nei 120 minuti, e venne risolta ai rigori. Ieri a Boston c’era Griezmann in tribuna, protagonista nel 2018 e partecipante nel 2022, e ci ha fatto pensare ai tanti campioni transitati in questo periodo, da lui a Pogba, da Varane a Upamecano, da Giroud a Olise. E la storia continuerà: se Mbappé ha 27 anni, Dembelé ne ha 29. Non se ne andranno da soli: com’è giusto che sia con i campioni, andranno battuti.