All'Elba c'è un'aula che non ha pareti, ma una linea d'orizzonte. Le lezioni non si fermano ai libri di testo, continuano sulla spiaggia e poi in laboratorio. L'isola al largo della Toscana è il primo territorio europeo in cui tutte le scuole, dalle elementari alle superiori, hanno ottenuto il riconoscimento di Blue Schools. Le scuole blu sono una rete, promossa dalla Commissione europea insieme alla Commissione Oceanografica Intergovernativa dell'UNESCO (UNESCO-IOC), creata per diffondere l'educazione all'oceano.
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A scuola di mare: l'Elba è il primo territorio europeo dove tutti gli istituti sono "Blue Schools"
L'obiettivo è portare l'educazione all'oceano nei programmi scolastici. Essere una Blue School significa andare oltre l'educazione ambientale tradizionale. Gli studenti imparano attraverso progetti sul campo: osservano gli ecosistemi marini, lavorano con biologi e ricercatori, analizzano campioni d'acqua, documentano la biodiversità, sperimentano soluzioni per la tutela del territorio. Un modo di fare scuola che mette in relazione scienza, cittadinanza e cura dell'ambiente.
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Come spiega Rossella Muroni, direttrice scientifica di SEIF – Sea Essence International Festival, le Blue Schools sono un investimento sulle nuove generazioni, per una «cultura diffusa della difesa del mare»: un investimento necessario, soprattutto in un momento storico come questo, drammaticamente segnato dal cambiamento climatico.
[caption id="attachment_2813072" align="aligncenter" width="682"] La dimensione del gioco è uno strumento di sensibilizzazione straordinaria (foto Fondazione Acqua dell'Elba)[/caption]
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Un patrimonio condiviso, un investimento sul futuro
Le Blue schools dell'Elba si aggiungono dunque a una rete internazionale che conta centinaia di istituti in Europa e in Italia, da La Spezia a Napoli. L'Elba, però, è il primo caso in cui un intero territorio scolastico aderisce compatto all'iniziativa. Ma l’obiettivo è coinvolgere un numero sempre maggiore di scuole nella promozione della tutela del mare, della sostenibilità e della cittadinanza attiva.
Come ha spiegato Norman Larocca, direttore della Fondazione Acqua dell’Elba, che promuove l'iniziativa, «Vogliamo che l'esperienza elbana diventi un patrimonio condiviso da tutte le scuole e i territori che sentono il mare come importante risorsa da proteggere e valorizzare».