Dimenticate il Tom Cruise che salta da grattacieli, pilota jet e corre appeso a portaerei. In Digger — film del regista premio Oscar Alejandro G. Iñárritu e in arrivo nelle sale ad ottobre 2026— l'attore veste i panni di Digger Rockwell: un eccentrico miliardario con tanto di pancetta, capelli bianchi spettinati e un marcato accento del Sud degli Stati Uniti. È la prima volta in più di dieci anni che Cruise abbandona il genere action per qualcosa di completamente diverso: una commedia nera, feroce e visivamente ambiziosa.
Una commedia «di proporzioni catastrofiche»
Il film segna anche il ritorno di Alejandro G. Iñárritu al cinema in lingua inglese, il primo dai tempi di Revenant. Il regista premio Oscar aveva anticipato il progetto già a Cannes, descrivendolo come «una commedia brutale, folle, di proporzioni catastrofiche». E ha aggiunto: «È una pazzia. È spaventosa, divertente e bellissima». Nella trama, ancora avvolta nel mistero, Digger Rockwell viene descritto come «l'uomo più potente del mondo», a capo di un'azienda responsabile di un disastro ecologico capace di innescare persino una guerra nucleare. Nel trailer, Digger è costretto a una missione disperata per dimostrare di essere il salvatore dell'umanità, proprio mentre il disastro che ha scatenato lui stesso rischia di travolgere tutto.
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Digger, Il cast e la squadra tecnica
Al fianco di Cruise un cast di altissimo livello: Sandra Hüller (Anatomia di una caduta), Jesse Plemons, John Goodman, Sophie Wilde, Michael Stuhlbarg, Riz Ahmed ed Emma D'Arcy. Alla sceneggiatura, oltre a Iñárritu, i suoi storici collaboratori di Birdman Alexander Dinelaris e Nicolás Giacobone, insieme alla drammaturga Sabina Berman. Dietro la macchina da presa, il direttore della fotografia Emmanuel Lubezki, altro habitué del regista messicano, che ha girato il film in pellicola 35mm VistaVision nel Regno Unito, in sei mesi di riprese.
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Tom Cruise e il ritratto del potere
Digger Rockwell è un magnate spregiudicato. Non si limita a causare il disastro, ma si mette immediatamente al lavoro per riscrivere la narrazione attorno a esso, trasformandosi da causa del problema a unica soluzione possibile. È un meccanismo che nella comunicazione aziendale ha perfino un nome tecnico: gestione della reputazione in tempo di crisi. Quella fase in cui, dopo un incidente o uno scandalo, l'attenzione pubblica viene spostata dalle responsabilità verso le soluzioni proposte da chi quelle responsabilità le ha, appunto, generate.
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Lunga vita alla satira di Iñárritu
Il meccanismo psicologico alla base è tanto semplice quanto efficace: chi controlla la narrazione del problema, controlla anche quella della soluzione. Agli occhi del pubblico finisce per apparire indispensabile proprio nel momento in cui dovrebbe essere messo sotto accusa. Ciò che rende interessante la scelta di Iñárritu è portare questo meccanismo all'estremo satirico, fino al grottesco. Digger Rockwell diventa fisicamente ridicolo, oltre che moralmente ambiguo. In questo modo forse emerge il vero ritratto del potere di Iñárritu: il salvatore che nasconde dietro la sua azione il proprio grottesco interesse.