Il ritornello che ascoltiamo quasi quotidianamente è che la Cina sta surclassando l’Europa, e questo non meraviglia, ma ormai è testa a testa con gli Stati Uniti. Come diceva il premio Nobel 1991 per l’Economia Ronald Coase: "se torturi a lungo i numeri confesseranno qualsiasi cosa”. Come dire, attenzione a prendere numeri estrapolandoli dal contesto. Prendiamo l’export. A giugno le esportazioni cinesi sono cresciute del 27%. Una cifra enorme. Solo per le auto e solo per il mese di giugno, dalla Cina sono partite verso l’estero un milione di vetture. Un record. Sempre a giugno, la produzione industriale di Pechino è cresciuta del 5,3%, battendo tutte le attese. Eppure il prodotto interno cinese è cresciuto nel secondo trimestre del 4,3%, questa volta al ribasso rispetto a quanto previsto dagli esperti. E' il tasso più basso dal 2022. Orientarsi in questo labirinto di numeri non è facile. La verità è che le notizie che riguardano la Cina sono sempre esageratamente forzate. Come avvertiva Federico Rampini sul Corriere dello scorso 15 luglio, la realtà cinese ha molte più sfaccettature. Alla rapidità di decisione che spesso invidiamo, si aggiunge anche il fatto che altrettanto rapidamente si fa fuori chi non è d’accordo con il capo Xi Jinping, cosa che induce però a correggere in maniera molto più lenta i propri errori. Ma alla fin fine dobbiamo avere paura o no della Cina? Non per i motivi che normalmente vengono addotti. La Cina è vero che cresce ma, come spiegato da Ruchir Sharma sul Financial Times, ha raggiunto il suo picco di crescita nel 2021. Da allora la quota sul Pil globale è scesa dal 18 al 16,5%, mentre quella degli Usa è salita al 26%. E il tasso di crescita cinese è inferiore a quello statunitense. E questo accettando come vere la cifre fornite da un regime che parla di crescita tra il 4 e il 5%. Anche la presunta primazia cinese sull'intelligenza artificiale deve fare i conti con il fatto che le aziende americane l'altr'anno hanno investito 750 miliardi, quelle di Pechino 100. E allora? Dobbiamo aver paura delle manovre cinesi che continua a vendere sottocosto in Europa e nel mondo i suoi prodotti, vale a dire a prodotti a meno di quanto costano realmente, e questo per occupare quote di mercato. nel frattempo tiene alti i prezzi di quelle materie critiche di cui dispone in modo quasi monopolistico. La verità è che con le picconate americane sono state distrutte tutte quelle organizzazioni che fungevano da arbitro nelle contese anche commerciali. Si è preferita la strada della forza e quella militare invece del dialogo. Forse sottovalutando i punti di forza cinesi (anche quelli poco chiari) che ci devono far paura, sopravvalutando le debolezze. E se solo l’Europa capisse che il mondo intero aspetta solo che si faccia portatrice del rispetto delle regole. In fondo ci sono solo 2 miliardi di americani e cinesi pronti a usare la forza. Ma chissà altri sei miliardi di cittadini nel mondo che magari prefriscono alle armi e alla forza le aprole e il dialogo.