Studiare Storia significa imparare a orientarsi nel tempo, significa fare le domande necessarie per capire chi siamo e come siamo arrivati fin qui. Viviamo immersi nel passato: lo troviamo nei film, nelle serie televisive, nei social network, nei podcast, nella pubblicità, perfino nei discorsi della politica. A volte si ricorre al passato per costruire un senso di identità e di appartenenza a un gruppo sociale o a un luogo. Questa presenza del passato ci dice una cosa importante: abbiamo bisogno del passato per comprendere il presente. Ma consumare il passato attraverso uno schermo, emozionarsi davanti ai suoi racconti non è studiare la storia. Studiare Storia significa porre le domande giuste, fare le interpretazioni e metterle a confronto. Il punto di partenza sono le fonti: documenti, immagini, oggetti, testimonianze, prove, persino indizi che, se letti adeguatamente, consentono di accedere a mondi lontani nel tempo, comprenderne l'alterità la complessità. E' questo che rende la storia una disciplina critica e ci insegna a comprendere che il mondo in cui viviamo non è l'unico mondo possibile. Quindi la storia non è nostalgia né nozionismo. La Storia è una bussola per il tempo presente.Nel corso di laurea in Storia si attraversano tutte le grandi epoche storiche, dall'antichità al mondo contemporaneo. Questo sguardo d'insieme è fondamentale perché comprendere il presente significa poterlo collocare in un orizzonte di lungo periodo. Ma studiare Storia non significa soltanto attraversare una cronologia o successioni di epoche di eventi storici. Significa anche cercare di comprenderne a fondo le discontinuità e le trasformazioni. Per questo è necessario un dialogo interdisciplinare con le scienze sociali e le scienze umane. A Storia si studiano anche le modalità di trasformazione del passato dal punto di vista economico sociale, culturale, politico e anche religioso e tecnologico-indutriale. er poter fare questo è necessario un dialogo con la letteratura, la filosofia, la storia dell'arte, il diritto, l'antropologia, la sociologia e con tutte quelle discipline che in un modo o nell'altro forniscono gli apparati concettuali, i paradigmi teorici e gli strumenti analitici necessari per confezionare le giuste domande. Allo stesso tempo è necessario anche esplorare il mondo interiore, fatto di emozioni individuali e collettive, di istinti, impulsi, speranze, paure e tutto ciò che nel passato ha mosso le società. Molti pensano che la storia sia poco più che un ammasso di date di nomi e di luoghi e che la memoria sia fondamentale per studiarla. In realtà non è esattamente così: le conoscenze sono importanti ma ciò che conta davvero è saperle organizzare e metterle in relazione. La memoria è utile e aiuta ma non è la componente fondamentale del metodo storico. Il metodo storico si costruisce attraverso il ragionamento, un ragionamento impostato sulle periodizzazioni, sulle continuità e le discontinuità, sulla capacità di organizzare il passato attraverso il tempo e lo spazio, attraverso nessi logici di causa ed effetto. Serve nella cassetta degli attrezzi dello storico la curiosità e per innescare la curiosità lo strumento principale è l'analogia storica. Le guerre le crisi economiche sono fatti irripetibili nella loro individualità storica ma studiarle ci consente di comprendere le modalità attraverso cui le società anche oggi rispondono a quelle sfide. La laurea in Storia non conduce ad un'unica professione. Certamente lo sbocco principale nello studio della storia è quello della ricerca accademica, dell'insegnamento, delle professioni nella gestione dei musei, degli archivi e delle biblioteche, del giornalismo divulgativo e culturale, dell'organizzazione di eventi. Ma ciò che conta in realtà non è la singola professione: le professioni mutano ad un tempo accelerato e ciò che rimane è il metodo di studio. Studiare Storia significa saper approcciare alla complessità, ad una mole importante di informazioni, saperle organizzare e comunicare in maniera efficace. Per questo ciò che più conta è la trasmissione di un metodo. La Storia mi ha insegnato prima di tutto che la realtà è quasi sempre più complessa di come appare: diffido dalle spiegazioni semplici e dalle verità assolute perché dietro ogni evento ci sono cause diverse, tempi diversi e punti di vista diversi. La Storia mi ha insegnato anche il valore del dubbio non come esitazione o relativismo ma come disponibilità a verificare continuamente le proprie idee e le proprie ipotesi alla luce delle prove. È una lezione di vita nella ricerca ma anche nella vita quotidiana. Forse è per questo che ho scelto di fare questo mestiere, per approcciare la complessità, viaggiare nell'alterità di mondi possibili e anche probabilmente per trovare una qualche c...