Il ministro della Cultura Alessandro Giuli non ci gira troppo intorno: «È una delle più importanti scoperte archeologiche subacquee degli ultimi anni». Si riferisce al ritrovamento, reso noto ieri, del relitto di epoca romana — risalente a un’epoca tra il II e il I secolo a. C., composto da centinaia di anfore, due ceppi in piombo e un’altra struttura dello stesso materiale — individuato su un fondale di 46 metri a circa quattro miglia dalla costa di Mazara del Vallo (Trapani) nel corso di un sopralluogo congiunto condotto dal Nucleo carabinieri tutela Patrimonio culturale di Palermo, dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana e dal Nucleo carabinieri subacquei di Messina, con il supporto della motovedetta dei Carabinieri di Trapani. «Il mare — aggiunge il ministro — continua a restituirci frammenti preziosi della nostra storia e il relitto di Mazara del Vallo ci parla degli uomini, delle rotte e degli scambi che fecero del Mediterraneo un crocevia di civiltà. La ricerca proseguirà per svelarne la storia e consegnarla alla collettività». Ora, nuove attività di documentazione e approfondimento sul sito scoperto verranno condotte dalla Soprintendenza del Mare per ricostruire il contesto archeologico e adottare le necessarie misure di tutela. La scoperta del relitto e delle anfore è stata casuale e fatta da uno dei più forti pescatori in apnea al mondo, il pluricampione Giacomo De Mola (Ancona, 1980) durante un tuffo di perlustrazione della durata di 2 minuti e 50 secondi nella stessa zona dove a fine giugno si è svolto il Campionato italiano assoluto di pesca in apnea, vinto dall’atleta marchigiano che da anni vive in Grecia.Il «Corriere» lo ha raggiunto al telefono: «Eravamo sul gommone con il mio amico e collega Igor Bisulli, a più o meno 4 miglia dalla costa di Mazara. Era una giornata di bonaccia e a un certo punto, guardando l’ecoscandaglio, noto sul fondo una struttura dalla forma strana, isolata da tutto il resto delle pietre. Mi incuriosiva...». Allora De Mola decide di fare un tuffo, in apnea (nel 2004 e nel 2005 è stato fra l’altro campione italiano nella disciplina dell’assetto costante, che consiste nello scendere in profondità e risalire usando solo la propria forza) e mentre si avvicina lentamente al fondo la visibilità peggiora. «Il primo tratto era limpidissimo, ma negli ultimi 7, 8 metri è diventato limaccioso, opaco, con della sospensione improvvisa che riduceva la visibilità. Il colore dell’acqua ha iniziato a virare sullo scuro, per cui non ho individuato subito la zona. Poi improvvisamente una corrente ha spostato la sospensione e mi sono ritrovato il relitto davanti alla maschera. Non ho capito subito cosa fosse. Pensavo a uno scoglio, di quelli isolati a grandi profondità dove abitano le grosse cernie e invece...». E invece De Mola si trova di fronte a un relitto «lungo 21 metri, largo 6 e alto quasi 2. Un momento incredibile. Gli ho girato intorno e ho esplorato per quanto possibile fra gli anfratti: c’erano mostelle, murene, due cernie». Una volta risalito a bordo ha chiamato l’amico ex ispettore di polizia Ninni Di Grazia. «Lui mi ha messo in contatto con Fabio Portella, archeologo subacqueo, esperto di relitti e poi abbiamo segnalato il tutto alle autorità».