IERI, NEL TEATRO DELLA SEDE MILANESE di IED Moda, si è svolto il secondo appuntamento di Fashion Talk, l'incontro tra professionisti e studenti del settore moda voluto e organizzato da Style Magazine. Questo appuntamento, come lo scorso, si è strutturato su tre dibattiti che hanno messo a confronto rispettivi panel di esperti.
Il panel che ha aperto la mattinata, dal titolo Scrivere la moda. Cronaca e critica: due metodi paralleli, ha visto come protagonisti il Direttore di Style Magazine Alessandro Calascibetta come moderatore, Michele Ciavarella (Style Magazine), Serena Tibaldi (La Repubblica), Paola Pollo (Corriere della Sera), Angelo Flaccavento (Il Sole 24 Ore / The Business of Fashion, in collegamento).
Il dibattito si apre provocatoriamente citando una battuta (attribuita al sequel de Il diavolo veste Prada) secondo cui il giornalismo di moda sarebbe defunto. I relatori concordano sul fatto che non sia morto il giornalismo di moda in sé, bensì un certo modo di intenderlo: quello legato all'espressione del potere personale e al timore reverenziale verso figure mitizzate come Miranda Priestly. Oggi quella "magia" del potere assoluto è svanita, anche nella coscienza delle nuove generazioni. La crisi, semmai, tocca il giornalismo tradizionale nel suo complesso a causa della transizione digitale ed economica.
Il cuore del talk analizza la sottile linea che separa il racconto oggettivo (cronaca) dal giudizio di valore (critica):
Paola Pollo: Provenendo dalla cronaca giudiziaria e sportiva, predilige la centralità del fatto. La cronaca serve a dare al lettore gli occhi e gli strumenti per valutare ciò che è sfilato in passerella. Il giudizio, se presente, si innesta sempre sulla solidità dei fatti.
Serena Tibaldi: Condivide l'idea che ogni pezzo debba basarsi sulla notizia e non sul gusto personale del giornalista. La critica deve essere al servizio del lettore e dell'evento narrato, non un esercizio di ego dello scrittore.
Michele Ciavarella: Arrivato alla moda dal giornalismo politico (Il Manifesto), ha da subito inserito la moda nelle pagine della cultura. Per Ciavarella, fare critica significa decodificare il lavoro creativo del designer, trovando i rimandi storici, artistici e culturali che spesso lo stilista stesso ha usato inconsciamente.
Angelo Flaccavento: Con un background da storico dell'arte, vede la cronaca stessa come una forma di pre-critica (scegliere cosa raccontare è già una scelta critica). Il suo obiettivo è restituire l'atmosfera della sfilata affinché il lettore si formi un'opinione autonoma. Sottolinea inoltre l'importanza cruciale della bella scrittura e della cura formale, anche quando si scrive a ritmi serratissimi.
Viene affrontato inoltre il tema dei critici indipendenti e degli opinionisti sui social network, spesso percepiti dai giovani come "più liberi" o spietati perché non legati ai vincoli degli investitori pubblicitari:
La dinamica dei Social: I relatori evidenziano che la violenza verbale o la stroncatura netta sui social sono spesso espedienti per catturare l'attenzione (la "legge del pavone"). Chi urla più forte viene notato prima, ma spesso scompare rapidamente se non offre contenuti di reale valore.
L'arte della sfumatura: Flaccavento, citando la sua mentore Paola Bottelli, ricorda che la stroncatura è una forma di scrittura fin troppo facile. La vera critica richiede intelligenza e sensibilità: serve "porgere il diniego" con morbidezza e saper scrivere tra le righe. Il critico professionista deve essere maestro di sfumature, non di brutalità.
Trasparenza pubblicitaria: Contro l'accusa ai giornali di essere "venduti" agli inserzionisti, i relatori rivendicano la massima trasparenza: sulle riviste e sui siti la pubblicità è palese, contrassegnata dai marchi, e i giornalisti sono pagati dagli editori per fare informazione. Al contrario, dietro molti account social anonimi o indipendenti non è chiaro quali interessi privati si celino.
Scrivere di moda oggi significa fare i conti con tempi e spazi rigidissimi. I giornalisti si trovano a dover redigere pezzi di 50-80 righe in quindici minuti, spesso la sera tardi, sui mezzi pubblici o per strada durante le frenetiche giornate della Fashion Week milanese.
In questo contesto, mantenere l'equilibrio ed evitare che la stanchezza o la foga del momento (come capitato in passato, per ammissione della stessa, a Paola Pollo dopo una sfilata di Karl Lagerfeld per Fendi) si trasformino in stroncature ingiustificate è la vera sfida deontologica e professionale del giornalismo di moda contemporaneo.